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Manifestazioni popolari per salvare Eluana
Sempre più vasto il fronte di quanti chiedono che la ragazza viva
di Antonio Gaspari
ROMA, mercoledì, 23 luglio 2008 (ZENIT.org).- Ciò che sta accadendo in
Italia è incredibile. Dopo che la Corte di Cassazione di Milano ha emesso la
sentenza che consentirebbe la morte per fame e per sete di Eluana Englaro,
associazioni, singoli individui, medici, giuristi, parlamentari, direttori
di giornali e settimanali, noti cantanti si sono mobilitati per impedire
quella che è stata descritta come "una condanna a morte per un'innocente".
Ogni giorno si registrano nuove adesioni agli appelli, manifestazioni di
fronte ai tribunali, veglie di preghiera, appelli di giuristi e medici,
testimonianze di persone che si sono risvegliate dallo stato vegetativo.
ZENIT ha provato a registrare le diverse voci.
Sul fronte parlamentare, la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha
votato l'apertura presso la Consulta di un conflitto di attribuzione con la
Cassazione per la sentenza emessa nei confronti di Eluana Englaro.
Per la prima volta, le tre principali associazioni che si occupano di "coma
e stato vegetativo" sono ricorse in appello, presentando un Ricorso alla
Procura Generale della Repubblica presso la Corte d'Appello di Milano per
"un intervento urgente che blocchi le procedure intese a porre fine alla
vita di Eluana Englaro".
Le tre associazioni - "ViVe, Vite vegetative", "Associazioni riunite per il
trauma cranico e le gravi cerebrolesioni acquisite" e la "Federazione
nazionale associazione traumi cranici" -, che raccolgono e assistono un gran
numero di persone che vivono in condizioni simili a quelle di Eluana, hanno
preparato un documento programmatico per impedire che vengano emesse
sentenze di morte per i loro assistiti.
Lunedì 21 luglio si è svolta a Milano una manifestazione congiunta di
Medicina & Persona e della Libera Associazione Forense" per ribadire che
"non esiste il diritto a dare la morte".
La Libera Associazione Forense sostiene il documento dei giuristi che
contestano il decreto della Corte d'Appello di Milano.
Il sottosegretario all'Interno, onorevole Alfredo Mantovano, ha inviato un
messaggio alla manifestazione congiunta respingendo "una norma decisamente
fuori dal sistema legislativo" e che "viene creata per via giurisprudenziale
fuori dal Parlamento".
Il Movimento per la Vita, nella persona del presidente Carlo Casini, ha
consegnato venerdì 18 luglio al Procuratore generale della Repubblica di
Milano una memoria sulla sentenza per Eluana Englaro.
Nel testo si sostiene che Eluana è una persona viva, che non è morente, che
non è in corso un accanimento terapeutico e che nella sentenza di Milano vi
è "un vizio di motivazione" perché "non risulta affatto dimostrata in modo
ragionevole la volontà, sia pure presunta, di Eluana di rifiutare
l'alimentazione e la idratazione, e comunque non si potrebbe in nessun modo
favorire il suicidio".
Nell'esposto del MpV si segnala inoltre "la differenza fra l'applicazione
del sondino naso-gastrico", un atto medico che richiede il consenso
informato del paziente o di chi per lui, e "la sospensione della
somministrazione degli alimenti che non è più un atto medico (è
un'operazione facilmente eseguibile da chiunque) e che costituisce invece un
gesto uccisivo nella intenzioni e negli effetti pratici".
In merito ai diversi appelli per raccogliere firme, quello dell'Associazione
Scienza & Vita ha visto l'adesione anche delle Acli (Associazione Cristiane
Lavoratori Italiani) e della Comunità di Sant'Egidio.
Sul caso Englaro è intervenuto anche il Centro Italiano Femminile (CIF), la
cui presidenza nazionale ha emesso un comunicato in cui si solleva la
"preoccupazione per una sentenza che accogliendo la richiesta del padre
autorizza la sospensione dell'idratazione e dell'alimentazione artificiali
che tengono in vita Eluana".
"Ad essere messo in discussione - sottolinea la presidenza del CIF - è il
valore della vita umana come bene indisponibile: valore che è al centro sia
della dottrina morale cattolica che del nostro ordinamento giuridico".
I medici dell'ospedale Valduce di Como, guidati dal Primario di neurologia
dott. Mario Guidotti, si sono appellati alla Procura Generale contro il
decreto della Corte d'Appello, sottolineando che solo nel Comasco ci sono
altre 150 persone che vivono nelle stesse condizioni di Eluana e che la
sentenza di Milano è "una sentenza di morte".
Il Movimento per la Vita Ambrosiano ha promosso un "Rosario per la vita"
sotto le finestre della Casa di Cura di Lecco "Beato Luigi Telamoni".
All'iniziativa hanno aderito anche il "Centro di Aiuto alla Vita" di Lecco e
l'associazione "Difendere la vita con Maria".
Tra le tante testimonianze, toccante è quella dei familiari di Salvatore
Crisafulli, un quarantatreenne di Catania che si è risvegliato l'anno scorso
dallo stato vegetativo in cui era entrato dopo il coma in seguito a un
incidente stradale avvenuto nel 2003
In una lettera aperta recapitata a ZENIT, la famiglia Crisafulli ha
spiegato: "A noi la speranza non è mai venuta meno e siamo stati premiati
dalla confessione del nostro Salvatore, il quale ci ha ripetuto mille volte
che, mentre tutti i più grandi luminari d'Europa lo reputavano una ‘foglia
d'insalata', lui si sentiva vivo e partecipe e soffriva terribilmente senza
poter comunicare all'esterno la sua atroce ed agonizzante pena".
In merito alla vicenda di Eluana, la famiglia Crisafulli sostiene che "se si
vuole lasciarla agonizzare di fame e di sete si abbia il coraggio di
chiamare questa decisione egoista e barbara con il nome che le compete:
eutanasia".
Rilevante anche l'appello lanciato dal Vicario di Roma, il Cardinale
Agostino Vallini, che in un comunicato diramato il 19 luglio ha invitato
tutti "a pregare perché il Signore illumini le coscienze sul valore
intangibile di ogni vita umana, particolarmente nelle situazioni estreme di
sofferenza e di dolore, come il caso di Eluana Englaro".
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