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La sentenza della UE: una PIETRA MILIARE NELLA PROTEZIONE DELLA VITA UMANA
Di Luca e Paolo Tanduo
Il 18 Ottobre 2011 la Corte di giustizia dell'Unione europea ha sentenziato, in base all’art. 6, n. 2,
lett. c), della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio del 6
luglio 1998, 98/44/CE, sulla protezione giuridica delle invenzioni
biotecnologiche, che "costituisce un «embrione umano» qualunque ovulo umano
fin dalla fecondazione, qualunque ovulo umano non fecondato in cui sia stato
impiantato il nucleo di una cellula umana matura e qualunque ovulo umano non
fecondato che, attraverso partenogenesi, sia stato indotto a dividersi e a
svilupparsi". Questa sentenza ha escluso la brevettabilità relativa
all’utilizzazione di embrioni umani a fini industriali o commerciali anche
quando hanno come finalità la ricerca scientifica, che è ritenuta lecita
dalla stessa sentenza solo per finalità terapeutiche o diagnostiche che si
applichino all’embrione umano, cioè solo se è a suo
beneficio può essere oggetto di un brevetto. La sentenza della corte di
Giustizia Europea, pur entrando solo nel merito giuridico delle regole già
presenti nell’articolo 6 della Direttiva 98/44/CE, rappresenta una PIETRA
MILIARE NELLA PROTEZIONE DELLA VITA UMANA perchè attribuisce all'embrione umano
lo status di vita umana da proteggere e tutelare sgomberando il cambi su termini
equivoci evocati spesso solo allo scopo ideologico di permettere la
sperimentazione sulla vita umana e la sua manipolazione. Importantissimo che
nella sentenza si dichiara che l'applicazione delle direttive riferite al
termine di embrione non può essere lasciato al singolo stato ma da
attribuirsi in modo uniforme a tutta l'Unione: "sebbene il testo della
direttiva non fornisca alcuna definizione dell’embrione umano nemmeno rinvia
ai diritti nazionali per quanto riguarda il significato da attribuire a
questi termini. Ne risulta pertanto che esso dev’essere considerato, ai fini
dell’applicazione della direttiva, come volto a designare una nozione
autonoma del diritto dell’Unione, che deve essere interpretata in modo
uniforme sul territorio di quest’ultima".
La portata di questa sentenza è quindi importantissima nel porre un limite
in tutta l'Unione alla manipolazione della vita "Orbene, la mancanza di una
definizione uniforme della nozione di embrione umano determinerebbe il
rischio che gli autori di talune invenzioni biotecnologiche siano tentati di
chiedere la brevettabilità di queste ultime negli Stati membri che
concepiscono nel modo più restrittivo la nozione di embrione umano".Interessante che la sentenza afferma e conferma quanto scritto in modo
lungimirante nella legge italiana 40/2004 che nel primo articolo assicura i
diritti di tutti i soggetti, compreso il concepito, in modo paritario.
Nell'articolo 13 vieta qualsiasi sperimentazione su ciascun embrione umano e
consente "la ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano a
condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e
diagnostiche ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo
sviluppo dell'embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie
alternative".
Insomma una conferma della Legge 40/2004 che dovrebbe far riflettere chi l'ha
sempre osteggiata e contestata e che dovrebbe interrogarci sul senso di
alcuni interventi della magistratura italiana che hanno invece agito in senso opposto a
quanto ora stabilito dalla Corte Europea, per esempio avendo permesso di
reintrodurre nei fatti la crioconservazione degli embrioni non impiantati. Va detto che questa sentenza limitando qualunque sperimentazione sull'uomo il cui scopo non sia a beneficio della stesso su cui si fa la sperimentazione, ribadisce che il principio utilitaristo secondo il quale se la morte di una persona ne può salvare altre sarebbe lecita è invece sbagliato perchè tutte le vite umane hanno pari valore, e hanno pari valore fin dal concepimento. Si auspica che questo possa portare anche ad uno stop al finanziamento di queste ricerche.
La sentenza mettendo sotto tutela la vita umana fin dal concepimento
dovrebbe riaprire anche una riflessione sul tema dell'aborto, certo non
siamo ingenui e quindi non ci aspettiamo una revisione delle leggi, ma a
livello intellettuale e culturale un dibattito dovrà riaprirsi.
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