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ott 26 2018

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Comunicato MVA sulla sentenza della Counsulta sul caso Cappato

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La Consulta della Corte Costituzionale, riguardo al processo che vedeva imputato Marco Cappato per aver collaborato alla morte del ragazzo noto come dj Fabo, accusato quindi del reato di suicidio assistito secondo l’articolo 580 del codice penale, ha deciso di rinviare la decisone invitando il Parlamento ad approvare una nuova legge poiché esisterebbero dei “vuoti normativi”. In particolare la Consulta afferma: “l’attuale assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti”. 

Ci chiediamo se le situazioni prive di tutela siano l’istigazione al suicidio e il suicidio assistito, perché ciò equivarrebbe a dichiarare incostituzionale la legge già esistente che afferma nell’articolo 580: “Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni”. Non c’era un vuoto normativo, bastava applicare la legge. La Consulta ha voluto quindi spingere in una direzione che contrasta con il diritto alla vita sancito dalla Costituzione italiana. La legge sul fine vita già purtroppo apriva a queste derive introducendo un’eccezione all’applicazione dell’art 580 relativamente ai medici. Ora la Consulta spinge perché chiunque sia “libero” di esaudire i desideri di morte di un’altra persona, introducendo un concetto di “diritto alla morte” che non è presente nella nostra Costituzione.

 

Il Direttivo MVA

 

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