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mar 17 2019

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Controllo demografico: origini e conseguenze

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A 40 anni dall’introduzione della legge del figlio unico in Cina, proponiamo un articolo che spiega come nasce e cosa produce la teoria del controllo demografico.
 
La convinzione di essere in tanti sulla Terra nasce in maniera articolata e, sia pure solo apparentemente, motivata, con Thomas Malthus (1766-1834), pastore anglicano ed economista che nel 1798 pubblica il “Saggio sul principio della popolazione”.
Malthus vive nell’Inghilterra dove il fenomeno dell’urbanesimo e dell’industrializzazione sono in pieno sviluppo e le orde di lavoratori che egli osserva vivere in condizioni di miseria gli fanno presagire un futuro di affollamento, tale da impedire la stessa sopravvivenza del genere umano. La sua ricetta è semplice: aiutare la natura a ridurre la popolazione, con alcuni consigli pratici che si premura di offrire ai legislatori ed ai potenti del tempo, ovvero costruire nelle città strade più strette, incoraggiare abitudini contrarie alla pulizia, rendere più affollate le case e nelle campagne edificare vicino a luoghi malsani che possano aiutare il diffondersi di malattie, mantenere il più basso possibile le paghe degli operai e non incentivare i medici a cercare cure per le malattie.
In sostanza, aiutare la natura a ridurre la popolazione. La sua preoccupazione per la crescita della popolazione si compendia in una formuletta: le risorse della terra aumentano aritmeticamente, la popolazione aumenta geometricamente. Dove abbia trovato, se non un fondamento, almeno un indizio di questa teoria rimane un mistero, ma con Malthus la convinzione che se non facciamo qualcosa la terra sarà incapace di mantenere gli uomini e le donne che la abitano entra nel pensiero umano e lo condizionerà pesantemente.
Malthus, in fondo, ha un modo molto semplice per eliminare la povertà: eliminare i poveri.
Tra i critici dell’impostazione maltusiana da un lato, Friedrich Engels, secondo il quale la teoria di Malthus è priva di alcuna prova, provoca la morte per fame dei poveri e non considera che l’incremento della popolazione è associato all’incremento del lavoro ed al progresso della scienza e delle conoscenze umane e, dall’altro, Henry George il quale, osservando nel 1879 lo sviluppo della popolazione negli Stati Uniti d’America, rileva che da poche centinaia di migliaia di abitanti si è passati a quarantanove milioni, che hanno ciascuno più cibo a disposizione di quanto ne avevano gli abitanti di prima: ”non è l’incremento del cibo che ha causato l’aumento della popolazione, ma l’incremento della popolazione ha portato l’aumento del cibo. C’è più cibo semplicemente perché ci sono più uomini”.
Gli uomini non sono solo consumatori delle esistenti risorse, non sono neppure solo coltivatori della natura che li circonda, gli uomini sono creatori delle risorse, sviluppando, attraverso l’ingegno e l’intelligenza umana, nuove tecnologie. Ogni bocca umana arriva sulla terra non solo con un paio di mani, ma anche con capacità cognitive e intellettive e dimenticare questo rappresenta il cuore dell’antiumanesimo dei maltusiani di ieri e, ancora di più, di quelli di oggi.
Le idee hanno conseguenze e quelle di Malthus in particolare, in quanto funzionali agli interessi del potere economico e politico.
Subito le teorie maltusiane trovano applicazione nel Poor Law Act del 1834, nella grande carestia irlandese del 1846 e nella siccità indiana del 1876. Gli uomini e le donne vengono lasciati morire per ridurre la popolazione. Punto.
Nel corso dell’800 due tasselli si aggiungono. Il primo è il razzismo scientifico. Darwin non scopre l’evoluzione, Darwin offre la spiegazione dell’evoluzione, ovvero la sopravvivenza dei più adatti, la cosiddetta selezione naturale. La lotta per la sopravvivenza è anche all’interno dell’umanità che viene divisa in razze, alcune delle quali, ovviamente, più dotate di altre e destinate a dominare, financo ad eliminare, quelle inferiori. Nei tempi passati gli uomini avevano sempre combattuto, massacrandosi per conquistare terre, ricchezze e soggiogare popoli, ma senza l’idea che esistessero all’interno dell’umanità razze diverse e che alcune potessero vantare una superiorità sopra altre.
La Chiesa Cattolica condanna la schiavitù come contraria alla natura umana fondata sulla libertà che a ciascun uomo spetta quale figlio di Dio.
Nell’800 la questione viene impostata diversamente, in forza di una superiorità genetica, insita in ciascuno degli appartenenti alla razza superiore. La diversità dei popoli diventa diversità che giustificata la classificazione in razze superiori e razze inferiori, individuando razze capaci di raggiungere risultati e alle quali compete il diritto di dominare le altre, di eliminarle, senza unirsi a loro, pena l’abbassamento del livello medio della stessa razza superiore.
Darwin fornisce una giustificazione “scientifica” per sfruttamento, razzismo, imperialismo e genocidio. Arriverà a giudicare non solo inutile ma moralmente sbagliato costruire ospedali per i disabili, ricoveri per i poveri ed eseguire le stesse vaccinazioni, in quanto permettono ai membri deboli della società di diffondersi. Qualche decennio dopo Nietsche lancerà la sua maledizione verso il cristianesimo per questa attenzione e cura verso i deboli, che ha sempre manifestato e contribuito a diffondere.
Un capovolgimento della morale in nome di una pretesa scientificità che sostituisce l’odio tra gli uomini all’amore ed alla fruttuosa e reciproca cooperazione, in una visione non più religiosa della convivenza umana, che apre la porta ad una continua belligeranza tra gli esseri umani.
Il secondo tassello arriva con la deriva eugenetica. In una visione nella quale l’uomo perde ogni specificità rispetto agli animali, si perviene agevolmente a ritenere che la stessa attività che l’uomo compie nell’allevare e nel migliorare le razze degli animali, possa essere compiuta all’interno della società umana, impedendo la procreazione alle persone ritardate, affette da gravi patologie e, anche sopprimendo, in nome del bene superiore, coloro che rappresentano un peso per lo sviluppo ed il progresso. Il fondatore dell’eugenetica è Francis Galton, cugino di Darwin.
L’eugenetica nasce con il rifiuto di ogni uguaglianza naturale ed in radicale opposizione ad ogni nozione di diritti umani. In termini brutalmente profetici Galton affermerà che, di fronte al dovere dello Stato di migliorare la razza, gli essere inferiori non hanno alcun diritto e se “continuano a procreare essere inferiori per le qualità morali, intellettuali e fisiche, è facile credere che arriverà il tempo nel quale tali persone saranno considerate nemici dello Stato”.
Numerosi Stati adotteranno leggi di chiara ispirazione eugenetica, quali quelle volte alla sterilizzazione delle persone disabili o mentalmente ritardate.
Questo quadro antiumano formerà la base dei totalitarismi del 900, in particolare di quello nazista, il quale della superiorità della razza ariana e della necessità di “perfezionarla”, nonché dell’eliminazione di coloro ritenuti inutili o dannosi al progresso della società, farà piena applicazione, dimostrando che il terreno ideologico preparato nell’800 impedirà una forte e vitale opposizione al nazismo stesso. Rudolf Hess dichiara che “il nazional socialismo non è altro che biologia applicata” e lo stesso Hitler afferma che “la legge dell’esistenza prescrive l’uccisione ininterrotta, in modo che il migliore possa vivere”.
Malthus, Darwin, Galton avevano preparato, sia pure inconsapevolmente il terreno: le idee hanno conseguenze, non rimangono sempre confinate nelle aule di università e nelle pagine dei libri, a volte trovano chi ha i mezzi e la volontà di realizzarle.
Il risveglio delle coscienze dopo la seconda guerra mondiale porterà un abbandono, purtroppo solo temporaneo, di tali perniciose tendenze.
Mentre l’eugenetica ed il razzismo scientifico si nasconderanno, ma solo per riemergere in forma occulte e più sofisticate, i seguaci di Malthus tornano apertamente in campo negli anni 60. Due sono i loro portabandiera più influenti: Paul Ehrlich ed il suo libro “La bomba demografica” del 1968 ed il Club di Roma, gruppo di scienziati ed uomini di potere economico e politico ai quali si deve la pubblicazione del rapporto “I limiti dello sviluppo” del 1972.
Ehrlich offre una quadro allarmante: “la guerra per sconfiggere la fame nel mondo è finita”, afferma provocatoriamente all’inizio del suo libro, intendendo che è persa e preconizzando entro pochi decenni centinaia di milioni di morti per carestia, la fine delle risorse naturali e conflitti per la sopravvivenza. Ehrlich mostra all’umanità la carota, ma è pronto ad usare il bastone che nasconde dietro la schiena: “La nostra situazione richiede che noi prendiamo delle azioni immediate nel nostro Paese e promuoviamo effettive azioni all’estero. Noi dobbiamo introdurre delle politiche di controllo della popolazione nel nostro Paese, attraverso cambiamenti nel nostro sistema di valori, ma attraverso mezzi coercitivi se i metodi su base volontaria dovessero fallire”. L’equiparazione tra umanità e cancro che tanto successo avrà nell’ecologismo antiumano è tratta: “un cancro è una incontrollata moltiplicazione di cellule; l’esplosione della popolazione è una incontrollata moltiplicazione di persone”. L’operazione per eliminare il cancro porterà “un dolore che può essere intenso”.
Interessante nelle idee di Ehrlich l’utilizzo della leva fiscale: tasse, quali beni di lusso, su culle, pannolini e giocattoli, premi per le coppie per ogni cinque anni trascorsi senza figli e, addirittura, lotterie dedicate solo a coloro che non hanno figli.
Anche il male è intelligente e Ehrlich è ben consapevole che quanto sta preconizzando è una vera e propria rivoluzione estremamente difficile da realizzare “in quanto le attitudini della cultura occidentale verso la natura sono profondamente radicate nella tradizione giudeo-cristiana” e con una affermazione che, contrariamente alle intenzioni del suo autore, rappresenta un riconoscimento di quanto il cristianesimo ha contribuito non solo, crediamo, alla salvezza delle anime ma anche alla creazione di un mondo migliore, dichiara che “sia la scienza che la tecnologia, come si può chiaramente osservare, hanno le loro radici storiche nella teologia naturale e nel dogma cristiano della giusta padronanza dell’uomo sopra la natura”, giungendo ad augurarsi lo sviluppo delle religioni orientali. Non manca un accenno all’educazione sessuale, sulla quale Ehrlich è particolarmente ottimista, credendo possibile che “in una generazione si possa pervenire ad avere una popolazione che gode completamente delle sua attività sessuale”, totalmente sganciata da ogni finalità riproduttiva.
Non diverso è lo scenario proposto dal Club di Roma che ipotizza il rapido esaurimento delle risorse naturali (tra le altre, l’alluminio nel 2003, l’oro nel 1981, il mercurio nel 1985, il gas naturale nel 1994, attendendo solo di verificare nel 2018 l’esaurimento del manganese e del platino nel 2019), nel contesto di uno sviluppo “non sostenibile”, altro concetto ideologico, proprio a causa dell’aumento della popolazione.
I neo maltusiani riprendono, dunque, forza e sono appoggiati da potenti gruppi economico-politici.
Robert McNamara, quale Presidente della Banca Mondiale, sostiene che la minaccia della sovrappopolazione è anche più grande di quella della bomba atomica, perché mentre quest’ultima è nella mani di pochi governi la prima è nelle mani di ogni genitore.
La politica estera americana (il Presidente Johnson dirà che “cinque dollari investiti nel controllo della popolazione, valgono come cento dollari investiti nello sviluppo economico”) e le agenzie dell’ONU appoggiano le politiche dei paesi in via di sviluppo per limitare le nascite, giungendo a condizionare gli stessi aiuti economici all’adozione di politiche anti nataliste. Cina, India ed Indonesia sono tra i Paesi dove queste politiche sono sperimentate con maggiore efficacia.
In Cina la politica del figlio unico, gestita con spietata organizzazione dal partito comunista, comporta aborti forzati, imprigionamenti e persecuzioni per chiunque non la rispetti. Le bambine sono le vittime preferite degli aborti e i danni sul contesto non solo sociale (squilibrio tra maschi e femmine, genitori anziani senza alcun aiuto da parte dei figli), ma anche economico (calo della forza lavoro, minori consumi, sistema previdenziale incapace di sostenere gli anziani) sono evidenti dai dati di oggi.
Il tasso di natalità in Cina si stabilizzerà intorno a 1,2 figli per donna, la sua popolazione calerà dagli attuali 1,39 miliardi a 1 miliardo nel 2050. Nel 2017 la popolazione al di sopra dei 65 anni ha raggiunto i 158,31 milioni, ossia l’11,4% della popolazione e nel 2050 il 32,6 per cento della popolazione avrà più di 65 anni e la forza lavoro calerà sotto i 600 milioni di persone, mentre l’età media sarà di 56 anni contro i 22 del 1980. Di conseguenza, non solo la Cina non riuscirà più a garantire gli attuali livelli di crescita, «ma la sua vitalità economica continuerà ad affievolirsi e questo avrà un impatto sociale disastroso».
Nel 2015 il governo ha abolito la famigerata legge sul figlio unico e permesso alle coppie sposate di avere due figli, ma il baby boom sperato di 20 milioni di nascite non c’è stato, anzi, nel 2017 sono calate a 17,23 milioni
Si stima che 160 milioni di famiglie – circa il 40 per cento del totale – siano oggi composte da non più di due persone. Nel 2000 la percentuale era “solo” del 25%. In un decennio, il numero di nuclei “uni-personali” è raddoppiato, quello delle famiglie composte da due persone è schizzato del 68 per cento. Una “strategia di contenimento” terribile che ha procurato 400 milioni di aborti, 196 milioni di sterilizzazioni da quando, nel 1980, è entrata in vigore la politica del figlio unico.
India ed Indonesia seguono la strada delle sterilizzazioni solo apparentemente volontarie, dove per pochi soldi uomini e donne sono resi per sempre incapaci di generare, con numerosi episodi di morte dovuti ai sistemi assolutamente insicuri usati nell’ambito delle sterilizzazioni di massa.
Nel mondo occidentale l’attacco avviene attraverso la diffusione dell’aborto e della contraccezione.
Prendendo forza dalla sentenza della Corte Suprema statunitense del 1973, la famigerata Roe versus Wade, vengono introdotte nel mondo occidentale una serie di leggi che ammettono l’aborto ed eliminano ogni limite alla diffusione dei mezzi contraccettivi. L’unica voce chiara e ferma arriverà dall’Enciclica Humanae Vitae che, con uno sguardo che definire profetico è ancora poco, indicherà i rischi per le relazioni personali e familiari e per la stessa libertà degli uomini e delle donne, rischi che le politiche abortiste e contraccettive concretizzeranno negli anni a venire.
I neo maultusiani trovano un appoggio nell’ambientalismo antiumano che, ormai sganciato da ogni idea di creazione e di custodia dello stesso creato affidata all’uomo, riprende con forza l’idea che l’uomo sia un vero e proprio cancro della terra, un cancro che si diffonde in maniera incontrollata e di fronte al quale l’unico dovere è di ridurne la presenza. “Le persone inquinano” è lo slogan che unisce la vocazione maltusiana all’ecologismo antiumano che sfocerà coerentemente nel movimento animalista che, per bocca del suo fondatore, Peter Singer, attacca lo “specismo” ovvero l’idea di una specificità e di un ruolo particolare rivestiti dall’uomo nell’ambito del creato ed elabora un concerto di persona che non comprende coloro privi di “razionalità e consapevolezza”, ovvero infanti, disabili, persone anziane, che diventano prive di valore con la conclusione che “così sembra che sia più grave uccidere, per così dire, uno scimpanzé, piuttosto che un essere umano gravemente menomato che non è una persona”.
I neo maltusiani sono generalmente uomini ricchi, inseriti negli alti livelli della società, che godono di simpatia dall’opinione publica. Come non ritenere il principe Filippo di Edimburgo un simpatico vecchietto la cui unica preoccupazione è riempire le sue giornate tra un impegno di rappresentanza ed una cena benefica? Eppure proprio lui ha detto che se “rinascessi vorrei essere un virus letale per eliminare la sovrappopolazione, la crescita dell’uomo è la più grave minaccia per il Pianeta”.
Per i neo maltusiani quando nasce un vitello la ricchezza di un paese sale, quando nasce un bambino la ricchezza di un paese scende.
I neo maltusiani proprio a partire da Malthus non hanno “azzeccato” alcuna previsione.
Non potevano mai riuscirci.
Hanno applicato idee, già queste privi di riscontri empirici, del mondo animale alla realtà umana, dimenticando quella che è sempre l’ultima, inesauribile ed ineliminabile risorsa, ovvero la mente umana, la capacità dell’uomo non solo di reperire nuove risorse ma, addirittura, di creare risorse ed energie nuove.
Non hanno previsto lo straordinario sviluppo dell’agricoltura che ha incrementato la produzione, non hanno previsto le nuove forme di energie, da quella solare a quella nucleare, non hanno previsto l’aumento del benessere, non hanno considerato che l’uomo è capace di utilizzare le risorse esistenti, razionalizzandone l’uso ed evitando dispersioni.
Non hanno considerato l’uomo, le sue capacità. Hanno adottato un concetto di “risorsa” errato e limitato, dimenticando che ogni elemento della Terra può diventare risorsa quando l’uomo dispone della tecnologia per utilizzare quell’elemento. Era una risorsa il petrolio prima che l’uomo fosse in grado di estrarlo e di utilizzarlo? Quante altre risorse esistono in natura? E’ il concetto di “risorsa” come dato fisso ed immutabile ad essere profondamente errato, cancellando la specificità umana e con essa le capacità umane, quelle stesse capacità che fanno dell’uomo un essere unico e diverso da ogni altro essere vivente sulla terra.
I neo maltusiani hanno, al contrario, imposto una ideologia di morte e sofferenza a vantaggio dei ricchi e dei potenti e contro i poveri, gli indifesi, i bambini e le bambine innocenti che le politiche abortiste hanno ucciso prima ancora di nascere.
La stessa sovrappopolazione è oggi apertamente definita un “mito”, nulla di più, alimentato nell’immaginario collettivo da immagini di città brulicanti di uomini e donne (magari ripresi in un’ora di punta), di file di auto (magari riprese in prossimità dell’inizio di un esodo estivo), di case costruite l’una a fianco dell’altra (magari in prossimità di grandi spazi disabitati).
L’uomo ha sempre cercato di vivere in paesi, città, agglomerati urbani, sia perché questo è parte della sua natura, sia perché questi ambiti offrono maggiori e migliori possibilità di relazioni personali e di sviluppo economico e sociale.
“La sovrappopolazione non è realmente una sovrappopolazione, ma una questione di povertà”, come afferma, non uno studioso di insetti come Paul Ehrlich, ma un demografo noto e stimato quale Nicholas Eberstadt.
Invero, la sovrappopolazione non esiste e il mondo sta migliorando sotto ogni aspetto le sue condizioni sociali ed economiche.
Lo dicono voci autorevoli del mondo scientifico raccolte anche recentemente dal Wall Strett Journal e dalla rivista Nature, che fondano le loro conclusioni sopra un serio lavoro di raccolta e di analisi dei dati disponibili.
La popolazione cresce ad un ritmo che è la metà di quello del 1965 e se dagli attuali sette miliardi e mezzo arriveremo nel 2050 a nove miliardi e mezzo, una realistica previsione è che la popolazione da lì in poi scenderà.
Il numero delle persone che non hanno cibo in misura sufficiente ha raggiunto il livello più basso di sempre, ovvero sotto gli 800 milioni e l’indice di denutrizione nei Paesi in via disviluppo si è quasi dimezzato, ovvero dal 23,3 di un quarto di secolo fa al 12,9. Numeri ancora significativi e che devono mantenere alta la nostra attenzione ma che dimostrano senza alcuna ombra di dubbio che le politiche neo maltusiane non hanno alcuno senso, anzi possono solo rallentare lo sviluppo e creare miseria, oltre a portare con sé attacchi alla libertà ed alla dignità delle persone, fondandosi su metodi ultimamente coercitivi.
I modelli di sviluppo economico, al contrario, si fondano sull’aumento della popolazione e la crisi demografica, evidente in tutto l’Occidente e con riflessi drammatici in Italia, apre scenari di grande preoccupazione: l’invecchiamento della popolazione, l’aumento dei costi fissi e delle tasse, meno giovani che entrano nel ciclo produttivo, meno matrimoni, meno figli, la necessità di consumare di più per mantenere l’economia, la delocalizzazione produttiva in paesi a basso costo e la correlata deindustrializzazione dell’Occidente.
Paul Ehrlich è e rimane uno studioso di lepidotteri e la sua invasione di campo ha prodotto danni a lungo termine.
Di fronte a questo disastro umano ed economico resta l’affermazione che il diritto alla procreazione è un diritto inalienabile di ciascun essere umano, inscritto come è nella sua natura e non può essere limitato o sottratto da alcuna autorità pubblica. Ad ogni uomo e donna, da un lato, spetta tale diritto inalienabile, di fronte al quale allo Stato compete un mero compito di tutela di tutela e protezione da ogni ingerenza e, dall’altro, spetta e compete l’esercizio di tale diritto in maniera libera, ovvero senza alcuna coercizione o violenza e responsabile, ovvero valutando i doveri nei confronti dei figli, quelli già generati e quelli che si intende generare nel futuro, nonché verso la comunità nella quale si vive.
Di fronte ad ogni tentativo di intromissione di autorità politiche o pseudo-scientifice, rimane fermo e sempre più che mai attuale il monito di Benedetto XVI secondo il quale le politiche di riduzione delle nascite non sono rispettose “nè della dignità della donna, né del diritto dei coniugi a scegliere responsabilmente il numero dei figli e spesso, cosa ancora più grave, neppure del diritto alla vita. Lo sterminio di milioni di bambini non nati, in nome della lotta alla povertà, costituisce in realtà l’eliminazione dei più poveri tra gli esseri umani”.
E tutta torna al centro del pensiero maltusiano, dove giace la convinzione che per eliminare la povertà occorre eliminare i poveri, preferibilmente prima che nascano, anche perché è il metodo meno costoso ed impegnativo.
Non per la coscienza cristiana di ognuno di noi.
 
Marco Schiavi

 
 

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