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feb 27 2015

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La fecondazione artificiale sta cambiando la società

La fecondazione artificiale sta cambiando la società

 

Purtroppo in queste settimane si stanno moltiplicando notizie circa il mercato dei gameti e l’assenza di limiti alle tecniche di fecondazione artificiale, in base al principio che tutto ciò che si può tecnicamente fare è lecito. La fecondazione eterologa in particolare, apre alla mercificazione del corpo della donna e della vita nascente. Tutto si trasformerà in oggetto di compravendita e verrà snaturato il concetto stesso della procreazione della vita umana.

L’ospedale Careggi di Firenze ha annunciato di aver stanziato 650.000 euro per acquistare ovociti e spermatozoi da “banche” di sperma e ovociti in Spagna e Danimarca. Insomma i famosi “donatori” in Italia non esistono e quindi si importano i gameti, come ampiamente previsto. Soprattutto per gli ovociti le pratiche di stimolazione per ottenerli sono troppo gravose per le donne per far pensare alla possibilità di “donazioni” spontanee e gratuite. Si riapre poi il problema dell’anonimato dei “fornitori” di gameti, con le conseguenze già più volte denunciate sui rischi legati a consanguineità e mancanza di informazioni sul genitore biologico di origine. Inutile poi sottolineare che questi costi siano a carico di tutti noi essendo stabilito il rimborso in tutte le regioni italiane di queste pratiche (eccezion fatta per la Lombardia).

Non parliamo poi dei casi di utero in affitto all’estero, casi di cui si devono occupare sempre più spesso i tribunali per il riconoscimento e la trascrizione in anagrafe dei bambini, figli biologici di una madre, ma partoriti da un’altra e “importati” come figli propri dalle prime. Oltre al terribile sfruttamento a cui sono sottoposte le donne indigenti che si sottopongono a tali pratiche, anche qui appare evidente il rischio di uno snaturamento dei legami genitoriali, il rischio di compravendita di bambini e “affitto” di donne, ma non solo del loro utero, perché ovviamente tutta la persona della donna è coinvolta dalla gravidanza.

Ma le pratiche di fecondazione artificiale tornano a farci interrogare anche sul tema della crioconservazione. Un giudice di Bologna ha imposto all’ospedale Sant’Orsola di procedere urgentemente all’impianto in una donna 50enne di un embrione congelato 19 anni fa. Secondo i giudici, la donna, rimasta vedova, ha il diritto all’impianto, essendo nota la volontà del marito defunto. Questi casi si moltiplicheranno e saranno sempre più complicati da gestire, come mostra un recente caso in Inghilterra dove una donna 59-enne ha chiesto l’impianto dell’ovocita congelato della figlia morta di tumore, chiedendo che venisse effettuata una fecondazione eterologa. Per ora tutto è bloccato dal fatto che manca volontà espressa dalla figlia, ma il ricorso è già partito. Questi due casi evidenziano come tutto sia ormai delegato ai giudici: non contano comitati etici di ospedali, né i pareri dei medici, né che i bambini nascano orfani, da madri-nonne non importa, l’unico criterio è l’idolo del proprio desiderio e quello della possibilità tecnica. Nella nostra cultura giudiziaria, e non solo, sta prevalendo solamente il riconoscimento dei diritti di chi vuole figli.

Infine due casi clamorosi : Facebook e Apple offrono il congelamento degli ovociti delle dipendenti che così possono fare carriera e poi scegliere di fare figli più tardi, quindi al posto di investire nella conciliazione lavoro-famiglia, si spingono le donne a pesanti pratiche ormonali di iper-stimolazione, le si opera per estrarre quegli ovociti che si congelano e si scongeleranno al bisogno, senza tra l’altro nessuna garanzia scientifica di successo.

Questo cambio culturale si vede anche dalla decisione del Parlamento inglese di permettere una tecnica sperimentale nemmeno verificata scinetificamente, e per questo criticata per motivi medici oltre che etici. Questa tecnica permette di sostituire una parte del dna di una donna portatrice di una malattia genetica con una percentuale dell’embrione di un’altra donna (per chi non l’avesse capito l’altro embrione è in questo modo morto). Cosi si sdogana il temine embrione di tre DNA, anche qui senza valutare conseguenze mediche e relazionali tra genitori e figli.

Tutte queste tecniche cambiano la società. Molti insistono a non crederci, ma è questa la cosa più incomprensibile, che i figli cioè vengano “prodotti”, che abbiano più genitori tra quelli biologici, quelli che li fanno nascere e quelli che poi li faranno crescere, in una confusione di ruoli e relazioni incredibili. Tutto questo verrà usato per alterare i rapporti sociali e i tempi della gravidanza e della genitorialità, ma chi osa dirlo è tacciato di oscurantismo.

Concludiamo col richiamo fatto dal Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea, composta dai Vescovi delegati delle Conferenze episcopali dei paesi membri dell’Ue), che a Bruxelles, proprio nella sede di quel Parlamento Europeo, ha tenuto il Seminario “SURROGACY and HUMAN DIGNITY” per ribadire a chiare lettere che “la Maternità surrogata rappresenta una grave violazione della dignità umana e dei diritti fondamentali della donna e del bambino, configurandosi come una vera e propria tratta di esseri umani per fini riproduttivi”.

Luca e Paolo Tanduo

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