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ott 22 2018

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Papa Francesco: il disprezzo per la vita alla base del male nel mondo

In questi giorni di polemiche in Italia sull’aborto dopo il caso Verona, ecco che il Papa come già altre volte ribadisce in maniera chiarissima la posizione della Chiesa sul tema.
“Qual è il valore basilare nei rapporti umani? Il valore della vita. Per questo, non uccidere” ricorda il Papa, affermando quindi come tutti gli altri diritti discendano dal diritto alla vita. E infatti poi aggiunge: “Si potrebbe dire che tutto il male operato nel mondo si riassume in questo: il disprezzo per la vita” nelle sue diverse forme, dalle guerre, allo sfruttamento dell’uomo, alla cultura dello scarto.
Il Papa ricorda poi in termini chiarissimi che “un approccio contraddittorio consente anche la soppressione della vita umana nel grembo materno in nome della salvaguardia di altri diritti. Ma come può essere terapeutico, civile, o semplicemente umano un atto che sopprime la vita innocente e inerme nel suo sbocciare? Io vi domando: è giusto “fare fuori” una vita umana per risolvere un problema? E’ giusto affittare un sicario per risolvere un problema? Non si può, non è giusto “fare fuori” un essere umano, benché piccolo, per risolvere un problema. E’ come affittare un sicario per risolvere un problema”. Parole dure ma non nuove, come l’attenzione che il Papa ha per la vita nascente portatrice di disabilità. “Pensiamo, ad esempio, a quando si scopre che una vita nascente è portatrice di disabilità, anche grave. I genitori, in questi casi drammatici, hanno bisogno di vera vicinanza, di vera solidarietà, per affrontare la realtà superando le comprensibili paure. Invece spesso ricevono frettolosi consigli di interrompere la gravidanza, cioè è un modo di dire: “interrompere la gravidanza” significa “fare fuori uno”, direttamente”.
Già il 18 giugno 2018 a San Giovanni Rotondo aveva parlato di una moderna Rupe Tarpea, riferendosi all’aborto selettivo “se il bambino non sta bene o viene con qualcosa, la prima offerta è: “lo mandiamo via”” equiparando questo atto addirittura al nazismo in guanti bianchi. “Il secolo scorso tutto il mondo si è scandalizzato per quello che facevano i nazisti. Oggi facciamo lo stesso ma con i guanti bianchi”.
Papa Francesco a San Giovanni Rotondo ricordava che chi si prende cura dei piccoli sta dalla parte di Dio e vince la cultura dello scarto, e citava la storia della rupe di Sparta dalla quale venivano gettati i bambini malati e non “perfetti”, affermando che oggi facciamo lo stesso e peggio, utilizzando la scienza, e ricordava a tutti come oggi la vita che non produce e viene ritenuta inutile, quella dei bambini malati e degli anziani, viene scartata.
Il Papa ha fatto un richiamo forte a recuperare il senso della cura degli ultimi, la responsabilità di ciascuno e della società a rifiutare l’individualismo ringraziando anche l’opera dei volontari. “La vita vulnerabile ci indica la via di uscita, la via per salvarci da un’esistenza ripiegata su sé stessa e scoprire la gioia dell’amore. E qui vorrei fermarmi per ringraziare, ringraziare tanti volontari, ringraziare il forte volontariato italiano che è il più forte che io abbia conosciuto. Grazie.”
Il Papa ricorda che ogni vita vale, perché è immagine di Dio, richiamando cosi la novità assoluta del cristianesimo che ha introdotto per ogni vita il valore di persona. Interessante il richiamo al fatto che accogliendo la vita nascente ci si addestra, quasi potremmo dire, ad essere accoglienti nella vita, e quindi l’apertura alla vita è la strada per una società più solidale e accogliente in ogni ambito. Questo richiamo dovrebbe ricordare a tutti come difesa della vita nascente e accoglienza dei poveri e degli stranieri non possono essere capitoli separati e disgiunti, perché al centro dobbiamo mettere sempre la persona.
Dice il Papa: “Vale la pena di accogliere ogni vita perché ogni uomo vale il sangue di Cristo stesso (cfr 1 Pt 1,18-19). Non si può disprezzare ciò che Dio ha tanto amato!”, «la vita vulnerabile ci indica la via d’uscita per fuggire da una vita ripiegata su se stessa e scoprire la gioia dell’amore».

 

Luca e Paolo Tanduo

 

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