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feb 28 2017

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Sulla questione del concorso per non obiettori al S.Camillo di Roma

Sulla questione del concorso per non obiettori al S.Camillo di Roma avrei alcuni commenti: una premessa e 5 punti.

La premessa. Chi scrive, sui concorsi, ha una idea personale molto semplice: li abolirei. Se penso alla fatica che si fa per assumere le persone facendo finta che siano i migliori e non “quelli raccomandati”! Se si potessero scegliere veramente i propri collaboratori, magari tra quelli che si è “fatto crescere”, oppure con cui si è lavorato, oppure (perché no?) su raccomandazione di qualcuno (che in qualche modo se ne prenda la responsabilità)…forse sarebbe tutto più semplice.

1° punto: quello che si è fatto al S. Camillo non era necessario.

Non c’è bisogno, in un reparto, di assumere personale medico che faccia le IVG, soprattutto in un posto come Roma dove le donne possono senza problemi trovare il “servizio” nel raggio di pochi chilometri. Non c’è bisogno che il servizio sia garantito esattamente in quell’ospedale lì, o che sia garantito per soddisfare tutte le richieste che dovessero pervenire; per lo meno, non sarebbe esattamente un bisogno delle donne, ma piuttosto potrei comprendere dei motivi di convenienza del reparto stesso (i day hospital si sa, nel budget, aiutano…). Ma anche se non ci trovassimo in una città come Roma, ma fossimo in un posto dove le donne dovessero essere costrette a girare un po’ di più per trovare quello che cercano, si potrebbero attivare dei contratti ad hoc, e si è fatto in molte occasioni, per far girare i medici. Non tutti i reparti medici del mondo sono in grado di sopperire a tutte le richieste della popolazione residente: non sono garantite tutte le ecografie richieste, o tutti gli interventi di un certo livello, o le eccellenze in un certo campo e così via.

2° punto: l’emergenza 194 è falsa.

Il numero di interruzioni di gravidanza (vedi i dati che trovi in uno dei post precedenti del sito MVA) non è allarmante rispetto al numero di medici disposti ad eseguire IVG. Lo ha detto anche il Ministro e non è in discussione. Se anche ci fosse una mal-distribuzione delle forze nel territorio, i numeri risulterebbero assolutamente “gestibili” anche nelle realtà più sfavorite. Ma anche senza fare una gran statistica, basterebbe farsi una domanda: qualcuno ha mai conosciuto una donna che sia stata “costretta” a portare avanti una gravidanza solo perché sulla sua strada ha incontrato soltanto medici obiettori? Una sola? C’è? C’è in Italia un solo bambino che è stato “costretto” a nascere solo per questo motivo? Secondo me non c’è (a parte il fatto che sarebbe interessante chiedergli, al bambino, la sua opinione sull’obiezione di coscienza), ma anche solo questo argomento basterebbe a tranquillizzarci sul fatto che non esista alcuna emergenza sulla applicabilità della 194. Chi vuole abortire, se anche deve fare un po’ di fatica, ce la fa.

3° punto: carriera e pensiero.

Che sia giusto inibire o favorire la carriera di un professionista in base a come la pensa, ritengo che sia sbagliato. Ma ancor di più, mi sembra sbagliato che questo, adesso, venga addirittura “ufficializzato”. Da chi? Proprio da parte di chi, finora, ha letteralmente scandalizzato l’opinione pubblica per anni con lo stesso argomento. Sono cresciuto accompagnato dal ritornello “i medici fanno obiezione di coscienza perché così fanno carriera”. A parte il fatto che, mentre sentivo questo ritornello, una gran parte dei direttori di cattedra e di primari in circolazione erano tutt’altro che obiettori (e avevano fatto carriera, quindi il ritornello era falso), ora si vorrebbe ufficializzare questo criterio addirittura nell’accesso ai concorsi?

4° punto: obiezione “di coscienza” o altre obiezioni.

L’argomento ci ripetono è questo: chi fa obiezione non avrebbe dei motivi reali “di coscienza”, c’è l’obiezione di carriera (vedi punto 3), di comodo o di quant’altro. La religione? La religione non basta, da sola, a spiegare il numero di obiettori di coscienza, questo è vero. Ma la coscienza sì, quella ce l’hanno tutti! E un medico, soprattutto con le ecografie che abbiamo oggi, sa benissimo cosa sta facendo: non può più far finta di aver di fronte “un grumo di cellule”. In ogni caso, se io fossi convinto che un mio collega, pur pensandola come me, non si comportasse in maniera coerente, non dovrei prendermela con il “sistema” (la possibilità dell’obiezione di coscienza), ma dovrei giocarmela con lui sulle ragioni che dovrebbero muovere me, e quindi lui. Forse le ragioni per uccidere un bambino in grembo a sua madre fanno un po’ fatica ad essere convincenti…

5° punto: l’obiezione è un’occasione.

E’ l’occasione per parlare con tutti e per stare di fronte alla realtà. La realtà può essere anche molto faticosa e drammatica. Starci davanti però, ammettiamolo, è l’unico modo per scoprirci liberi. E’ forse più libera una donna che finge di non vedere cosa c’è nello schermo dell’ecografo? No. Invece, è più libera quella donna che, anche nella più grande fatica o paura del futuro, dice: quello è mio figlio. Per non perdere questa occasione, lo sappiamo, c’è da lavorare, e i centri di aiuto alla vita ne sanno qualcosa. Ci vuole meno di un minuto per redigere un certificato per l’IVG, soprattutto se diamo per scontato che la donna ci abbia già pensato. Ci vuole molto più di un ora a cercare di capire se le motivazioni per cui una donna chiede di abortire non siano effettivamente risolvibili, oppure richiedano anche solo una vicinanza e un tentativo di aiuto. Anche solo per questa sproporzione di tempo, gli obiettori di coscienza non saranno mai abbastanza.

dott. Andrea NATALE
medico chirurgo
specialista in Ostetricia e Ginecologia

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